Negli ultimi mesi si parla sempre più di intelligenza artificiale applicata alla scrittura. Molti autori emergenti, affascinati dalla rapidità di strumenti come ChatGPT, si chiedono: “posso affidare l’editing del mio romanzo a un’AI?”.
Per rispondere a questa domanda, abbiamo fatto un esperimento concreto: abbiamo chiesto a ChatGPT di editare l’incipit di un romanzo scritto male. Ecco com’è andata.
L’esperimento: un incipit “difettoso”
Abbiamo fornito a ChatGPT un brano di narrativa con errori grammaticali, scelte lessicali discutibili e una costruzione narrativa fragile. L’istruzione era precisa: fare un editing professionale, non una semplice riscrittura.
Condividiamo l’incipit di un romanzo scritto (male) da noi e lo screen del prompt:
“Quel 24 agosto del 2016 Roma era avvolta nel silenzio. La notte fu stranamente tranquilla: poche voci ovattate che salivano dalle strade e un vento leggero che aveva convinto anche i più scettici a spegnere il condizionatore e a tenere le finestre aperte. Francesco si svegliò, come tutte le mattine alle 7:30 in punto. Come tutte le mattine allungò il braccio sul comodino, afferrò lo smartphone e iniziò a scrollare i video su tik tok. Poi si alzò, indossò i soliti jeans e una felpa logora e uscì in strada. Via Casilina era vuota. Poche macchine che approfittavano della tranquillità per sfrecciare libere sull’asfalto. Imboccò l’ingresso della metro di Torre Spaccata, in direzione centro. – Scenderò a San Giovanni – pensò. Doveva parlare con Giovanna, dal vivo. Avrebbero finalmente organizzato il loro viaggio in Egitto. La vastità del deserto, il Nilo e soprattutto le meraviglie della piramide di Cheope che erano state scoperte recentemente. Chissà, magari lei si sarebbe finalmente convinta e le avrebbe dato ascolto.”

Il risultato? Un testo più elegante, ma non più corretto.
Versione editata
“Il 24 agosto 2016 Roma era immersa in un silenzio insolito. La notte era trascorsa quieta, attraversata solo da poche voci ovattate che salivano dalle strade e da un vento leggero che aveva convinto anche i più diffidenti a spegnere il condizionatore e lasciare le finestre socchiuse.
Francesco si svegliò alle 7:30 in punto, come ogni mattina. Allungò la mano verso il comodino, afferrò lo smartphone e iniziò a scorrere distrattamente i video su TikTok. Poi si alzò, indossò i soliti jeans e una felpa logora, e uscì.
Via Casilina era quasi deserta. Qualche macchina approfittava della calma per sfrecciare veloce sull’asfalto. Francesco imboccò l’ingresso della metro di Torre Spaccata, diretto verso il centro.
Scenderò a San Giovanni, pensò. Doveva incontrare Giovanna di persona: era tempo di organizzare finalmente quel viaggio in Egitto. Il deserto, il Nilo, e soprattutto le nuove scoperte nella piramide di Cheope lo attiravano irresistibilmente. Forse, questa volta, lei si sarebbe convinta ad ascoltarlo.”

Cosa ha fatto l’AI
L’algoritmo ha agito su ritmo e fluidità. Ha reso lo stile più scorrevole, levigando le frasi e rendendo il lessico più coerente.
Un lavoro che, a prima vista, potrebbe sembrare convincente.
Peccato che non fosse editing.
Cosa non ha fatto ChatGPT
Dietro la patina di scorrevolezza, gli errori restavano lì:
- errori grammaticali non corretti,
- incongruenze sintattiche ignorate,
- nessuna attenzione alla coerenza narrativa,
- zero verifica sulla verosimiglianza della scena.
In altre parole, l’AI ha prodotto un maquillage testuale, una riscrittura stilistica che nasconde ma non risolve i problemi strutturali.
Ok avete ragione, si potrà sindacare, ma il vostro prompt è molto debole, non sono stati specificati i compiti che l’AI doveva eseguire nel dettaglio. Un generico “realizza un editing professionale…” è incompleto e poco istruttivo.
Ebbene, abbiamo fornito a ChatGPT un secondo prompt

Questo il risultato:

L’AI ha segnalato la presenza di frasi nominali, ha corretto una virgola fuori posto e una evidentissima ripetizione ravvicinata, eppure non si è accorta delle incoerenze presenti nel testo e di un errore grammaticale più pesante e evidente rispetto agli altri. Glielo abbiamo chiesto.

Ci dà ragione, ma chi se n’è dovuto accorgere siamo stati noi!
Ma analizziamo i dettagli. Ecco gli errori sostanziali che l’AI non ha rilevato né corretto:
- Contesto storico e ambientale: l’incipit era ambientato il 24 agosto 2016 a Roma, la notte del terremoto di Amatrice. È plausibile che il protagonista non abbia percepito nulla? Forse. Ma il giorno dopo, possibile che non noti notizie sul cellulare o in strada? ChatGPT non ha sollevato alcun dubbio.
- Incongruenza tecnologica: il protagonista scorre TikTok, ma siamo nell’agosto 2016, quando l’app era disponibile solo in Cina. In Italia sarebbe arrivata due anni dopo, nel 2018.
- Incongruenza climatica: il 24 agosto è una delle giornate più calde dell’estate 2016, eppure il protagonista esce in felpa. L’AI non ha colto la contraddizione.
- Errore geografico: il protagonista prende la metro e scende a San Giovanni sulla linea C. Ma la fermata sarebbe stata inaugurata solo nel 2018. Nel 2016 non esisteva.
- Errore storico-scientifico: si cita la Piramide di Cheope e le scoperte archeologiche del 2016. In realtà, in quell’anno furono individuate solo anomalie termiche e cavità, che portarono a scoperte successive.
Oltre a questi, c’erano anche errori formali e grammaticali:
- l’AI ha corretto solo piccole sbavature, ignorando i punti più rilevanti,
- non si è accorto che la frase “Roma era avvolta nel silenzio” era scorretta: il verbo avvolgere richiede la preposizione da, dunque “Roma era avvolta dal silenzio”.
Insomma: ChatGPT ha migliorato lo stile, ma ha lasciato intatti errori macroscopici che un editor professionista non avrebbe mai ignorato.
Che cos’è davvero l’editing
Qui sta il punto: l’editing non è un esercizio di stile. È un’operazione chirurgica che agisce a più livelli:
- macro (solidità della trama, verosimiglianza, sviluppo dei personaggi),
- micro (scelte lessicali, ritmo narrativo, precisione della voce),
- formale (ortografia, grammatica, coerenza dei tempi verbali).
Un editor professionista indaga, smonta, verifica, accompagna l’autore nel rafforzare l’opera. Non cancella la voce, non maschera i difetti: li risolve.
Il verdetto
L’esperimento dimostra una cosa chiara:
ChatGPT non fa editing.
ChatGPT riscrive (e non sempre bene).
Questa differenza, per chi scrive un romanzo e sogna di pubblicarlo, è cruciale. Perché un testo elegante ma fragile non regge alla prova di un lettore, di un editore o di un critico.
Perché serve ancora l’occhio umano
L’AI non percepisce sfumature emotive, non individua incoerenze nei personaggi, non sente quando un dialogo è innaturale. Un editor umano sì.
L’editing è un lavoro critico, investigativo, empatico: richiede sensibilità letteraria, cultura narrativa ed esperienza. È un mestiere che non si riduce a “sostituire parole”, ma che garantisce la credibilità e la solidità di un’opera. Attenzione, l’obiettivo di questo test non è condannare in toto l’AI, ma far capire agli autori (scrittori emergenti, sceneggiatori, ecc.) che ChatGPT o altri strumenti simili presentano dei forti limiti e che bisogna usarli con cautela quando di mezzo c’è la nostra creatività.
Conclusione
L’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile per il brainstorming o per rompere un blocco creativo. Ma se si parla di editing professionale, il nostro test non lascia dubbi: solo l’occhio umano può trasformare un manoscritto in un vero romanzo.

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