A volte, il mercato editoriale, è strano. Tutti gli autori, soprattutto esordienti, credono che un libro, per avere fortuna, debba essere ben scritto e editato. Cosa sicuramente vera, ma la realtà spesso riserva delle sorprese: esistono libri problematici, sul piano della scrittura e dell’editing, eppure sono riusciti a vendere milioni di copie.

Il caso più eclatante: Twilight di Stephenie Meyer

Difficile parlare di editing carente nei bestseller senza nominare la saga di Meyer. I romanzi della serie sono stati analizzati, smontati e criticati praticamente da tutti: lettori, scrittori e redattori per più di vent’anni. Sono emersi dialoghi piatti, una costruzione psicologica dei personaggi discutibile, l’abuso di avverbi, ripetizioni. Insomma, elementi che, presenti nel manoscritto di un esordiente, avrebbero fatto sollevare un sopracciglio. Eppure Twilight ha venduto oltre 100 milioni di copie nel mondo.

Quindi l’editing non conta? La risposta è più complessa di quanto si possa immaginare: la Meyer ha intercettato un desiderio narrativo molto preciso (il romanticismo fantastico adolescenziale) e lo ha servito con una puntualità quasi infallibile. Il libro funziona nonostante le sue debolezze tecniche.

Cinquanta sfumature di grigio di E.L. James

Nato come fanfiction di Twilight, il romanzo di E.L. James è diventato un fenomeno globale con oltre 150 milioni di copie vendute. Le critiche alla scrittura sono state altrettanto globali: prosa ripetitiva, personaggi monodimensionali, dialoghi inverosimili, scarsa coerenza psicologica.

Il caso di James è istruttivo per un’altra ragione: il libro è arrivato al grande pubblico attraverso canali alternativi. Prima online, poi attraverso un piccolo editore australiano, e solo successivamente è stato acquisito da un grande gruppo. Il lavoro editoriale tradizionale, in questo caso, è arrivato dopo il successo, non prima.

Il Codice Da Vinci di Dan Brown

Dan Brown è probabilmente l’esempio più discusso di questo fenomeno nella narrativa mainstream. Il Codice Da Vinci è stato criticato aspramente dalla critica letteraria per la prosa didascalica, i dialoghi enciclopedici e la struttura a capitoli brevissimi. Ma ha venduto oltre 80 milioni di copie.

Brown è un caso da studiare: le sue debolezze stilistiche sono anche gli strumenti del suo successo. La prosa elementare ha abbassato la soglia d’accesso e i capitoli cortissimi creano dipendenza, perché il ritmo forsennato non lascia spazio alla riflessione critica del lettore. Sono scelte discutibili sul piano letterario, ma efficacissime su quello commerciale.

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