Il 3 luglio, nella tradizionale cornice di Villa Giulia a Roma, è stato proclamato il vincitore del Premio Strega 2025: L’anniversario di Andrea Bajani (Feltrinelli). Un romanzo intenso e ben costruito, che racconta un doloroso rapporto padre-figlio nel solco di una memoria familiare lacerata. Una scelta, quella della giuria, che conferma un certo ritorno alla narrativa del privato, intima e riflessiva, dopo stagioni di ibridazioni sperimentali e aperture internazionali.
Ma è davvero L’anniversario il romanzo che resterà di questo Strega?
Un romanzo solido, una vittoria prevedibile
Il libro di Bajani è letterariamente raffinato, scritto con uno stile limpido e controllato, capace di trattare temi importanti (la violenza domestica, il trauma infantile, la separazione) con pudore e profondità. Non a caso, era già stato incoronato vincitore dello Strega Giovani, e favorito dai pronostici. Ha raccolto 194 voti, con un distacco netto dai finalisti che lo seguivano.
Tuttavia, questa prevedibilità solleva anche domande: L’anniversario è davvero il miglior libro italiano del 2025, o solo il più “giusto”, il più presentabile? La sua vittoria è senza dubbio meritata sul piano letterario, ma non senza qualche rimpianto.
I grandi esclusi: Rasy e l’”Inventario”
Due titoli in particolare meritavano più attenzione e, per alcuni osservatori, avrebbero potuto – e forse dovuto – vincere.
Perduto è questo mare – Elisabetta Rasy (Rizzoli)
Rasy propone un memoir-narrazione denso e lirico, ambientato nella Napoli del dopoguerra. Al centro, la protagonista rievoca il rapporto con il padre assente e con l’amico-scrittore Raffaele La Capria, tra mare, ricordi e sogno archetipico – un tuffo nel regno dei padri. Un’indagine interiore sulla memoria femminile e sul senso di appartenere, raccontata con un lessico potente e minimale.
Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia – Michele Ruol (TerraRossa)
Ruol racconta la devastazione di una famiglia dopo la tragica perdita dei figli, usando gli oggetti quotidiani come archetipi del vuoto. Scrittura asciutta, intensa, che rende il lutto quasi “fisico”, un romanzo povero di sangue ma saturo di emozione pura. Un libro fragile e potente, quasi sperimentale nell’uso della forma narrativa.
Una vittoria che rassicura (troppo?)
L’anniversario è un libro rassicurante. Bajani è uno scrittore già rodato, conosciuto e apprezzato; il suo romanzo ha tutto per piacere: è serio, emotivo, controllato, civile. Eppure, viene da chiedersi se lo Strega 2025 abbia scelto l’opzione più comoda. In un anno in cui la narrativa italiana ha offerto opere che osano formalmente o politicamente, la vittoria di Bajani può sembrare un ritorno al “romanzo borghese”: ben scritto, ma poco disturbante.
Conclusione: un premio che racconta (solo una parte) della letteratura italiana
Lo Strega, da sempre, è un termometro più politico che estetico. Racconta non solo quali libri si scrivono, ma anche quali si decide di premiare. L’anniversario di Bajani resterà come un’opera forte e necessaria. Ma il 2025 ci lascia anche con una sensazione ambigua: che la letteratura più viva, più bruciante – come la foresta di Ruol o la Napoli di Rasy – sia rimasta appena fuori campo.
Forse è lì che dovremmo guardare, adesso.

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